Pittanchiusa artigianale g 600/750

19,80

il peso variabile è dovuto alla rigorosa preparazione a mano, testimonianza di un prodotto di millenaria arte gastronomica.

pittanchiusa pittampigliata prima stesura della sfoglia

prima stesura della sfoglia della pitta’nchiusa.

La pitta ‘nchiusa, o pitta ‘mpigliata è un dolce tradizionale calabrese diffuso un po’ in tutta la regione. Le sue origini sono molto antiche e risalgono all’antica Grecia, come è testimoniato dagli ingredienti, dalla lunga preparazione (circa tre giorni) e dalla simbolica forma a spirale, utilizzata anticamente per preparare i cibi delle cerimonie religiose dedicate alla Dea Madre. Il termine “pitta”, infatti, deriva da ‘picta’ (ossia dipinta) per via della forma, simile ad una focaccia, decorata o dipinta, che veniva offerta dalle antiche popolazioni italiche alle divinità femminili durante le feste e i rituali che si celebravano nei templi. Fra i primi, furono i Crotoniati, nel mese di maggio, ad offrire alla Dea del tempio di Capo Colonna dei pani di forma rotonda decorati e dipinti con figure che riprendevano il tema della natura. Nel corso del tempo la pitta ha subito significative variazioni nella forma, negli ingredienti e nelle modalità di preparazione, e via via è stata arricchita di alcuni elementi simboleggianti i semi e i frutti della terra, come noci, mandorle e uva passa. Dalla semplice forma sferica e piena dell’antichità, oggi viene realizzata a giri concentrici o a rose ed è arricchita di ingredienti che la rendono ancora più deliziosa e saporita. La cosa più straordinaria è che nonostante il passaggio dai riti pagani a quelli cristiani, la picta continua a sopravvivere come dono e offerta votiva. Infatti, quello che in tutta la Calabria è dolce tipico natalizio, la “pitta n’chiusa”, a Crotone prende il nome di ”Pitta della Madonna di Capo Colonna” ed è preparato particolarmente nel mese di Maggio, periodo in cui a Crotone si celebra il mese Mariano, dedicato alla SS Madonna di Capocolonna e si susseguono innumerevoli eventi religiosi e folkloristici. Tra I primi riferimenti testuali alla pitta m’pigliata, vi è un documento notarile del 1728. Si tratta di un contratto di matrimonio tra la figlia dei coniugi Gianquinta e il possidente Battista Caligiuro, di San Giovanni in Fiore, in cui si legge che il matrimonio verrà celebrato a patto che «… a far la bocca dolce ai commensali penserà la famiglia dello sposo, che a fine pasto dovrà offrire la pitta ‘mpigliata, preparata anzitempo curando che la pitta sia di finezza giusta…». Si tratta quindi di un dolce elaborato e raffinato, che veniva preparato per le occasioni speciali, come il giorno di Natale e le feste nuziali. Le ricette della pitta dolce variano da un paese all’altro della Calabria. Con alcune variazioni di ingredienti, la pitta mantiene pressoché invariata la sua forma e le modalità di preparazione. Anche il nome stesso subisce delle lievi modifiche da un paese all’altro, ad esempio “Pitta ‘nchiusa” in uso nel Crotonese e nel Catanzarese; “Pitta ‘mpigliata” a San Giovanni in Fiore nel Cosentino; “Pitta ccu’ i passule” in uso a Cotronei nel Crotonese); “Pitta ccu’ i nuci” in uso nel Cosentino. Vi sono alcune regole fondamentali che vengono tramandate dall’antichità per rendere la ricetta quanto più fedele possibile all’originaria: per la pitta ‘nchiusa, come per altri dolci calabresi, non si usa la farina 00 o di grano tenero, ma serve la semola di grano duro, l’unico tipo di farina che si trova da secoli in Calabria e che cambia la struttura e il gusto dell’impasto.

 

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Descrizione

ingredienti: semola rimacinata di grano duro, olio extravergine di oliva calabrese, lievito madre, vino, cannella, chiodi di garofano, noci calabresi, uva passa di Pantelleria, zucchero

cottura in forno a legna, completamente realizzata a mano.

Informazioni aggiuntive

Peso 650 g